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L’uso del velo

L’uso del velo

Sono molte le correnti che sminuiscono il valore del velo nella chiesa di oggi.

Ancora più sorprendente, è vedere con quale superficiale approccio, ognuno, apporta il proprio pensiero. Con umiltà, vorrei sottolineare che spesso questi concetti esprimono la propria idea.

Il mio desiderio è invece, quello che ognuno di noi possa mettere da parte il proprio preconcetto su tale argomento, questo per considerare e determinare alcuni punti fondamentali.

Il Punto 1) Deve tenere conto delle nostre conoscenze bibliche se sono adeguate, e tengono conto dell’importanza spirituale.

Il Punto 2) Deve considerare quali sono le ragioni scritturali per coprire il capo?

Il Punto 3) Deve considerare quanto sia importante coprirsi il capo ancora oggi?

Questi punti devono servirci come base per avere una riflessione adeguata e non superficiale.

Credo che ogni credente debba tenere conto dell’insegnamento della Parola di Dio, nella sua totalità.

Qualche volta vi sarà capitato che qualcuno vi ponga la domanda perché le sorelle nelle vostre riunioni di culto utilizzano il velo?

Sarà anche capitato che qualcuno abbia criticato e giudicando tale uso antiquato e inutile.

Certo l’uso del velo non è una novità. Anche in un passato non tanto lontano. Il suo significato spirituale, era accettato e utilizzato dalla religiosità più diffuse, ne troviamo conferma da foto storiche, libri e vecchi film. Ma quello è che ha più valore, è quello della chiesa dell’era Apostolica.

Voglio, considerare l’esempio che ritengo sia il più semplice: quello della sposa. Non è pensabile, che una sposa si presenti senza il velo, nel giorno delle sue nozze! Perché?, Come Mai? La cosa che più mi sorprende è considerare, che in quel fatidico momento, viene accettato senza alcuna obiezione, ne avversione, sia da parte della donna che dall’uomo.

Quando l’uso del velo, si applica nel contesto del servizio cristiano, incredibilmente diventa una pratica inutile, antiquata e senza valore.

Come credenti cristiani, il nostro giudizio, si deve basare su una riflessione profonda, che tenga conto del contenuto spirituale, sul valore oggettivo, sulla sua efficacia. Lo Spirito Santo possa istruire ognuno di noi in modo da restare saldi al messaggio biblico.

Sembrerebbe al quanto strano, che accettiamo una parte del messaggio biblico che Paolo ci rivolge, e ne trascuriamo altri. Questo perché li reputiamo non adatti alla nostra epoca? Noi predichiamo l’Evangelo così come ci è stato insegnato e trasmesso. È solo grazie alla potenza dello Spirito Santo che questo messaggio ha la capacità di raggiungere i cuori e le anime.

Questo messaggio non ha tempo, luogo o costumi, è un messaggio semplice efficace e potente!

Ricorderete la guarigione di Namman, il Siro. (2 Re 5:1-27) Il profeta gli mandò a dire di lavarsi sette volte ne giordano è sarebbe stato guarito dalla sua lebbra. Qualcosa di cosi semplice che nella logica di Namman trovò spazio suscitando la sua ira, ma quando fu messo dinnanzi alla ovvia praticità, lui ubbidì, e Dio manifestò la sua Gloria! Guarendolo!

Credo che nessuno di noi possa smentire che l’apostolo Paolo fu uno dei predicatori dell’evangelo che in prima persona reputò tutta la sua conoscenza spazzatura! Ma le sue epistole ei suoi insegnamenti hanno pervaso le nazioni, sono state conservate e trasmesse alle chiese di ogni epoca e generazione! Possa lo Spirito Santo che ha guidato Paolo con tanta potenza ed efficacia trasmettere a noi una parte di quella gloria e potenza!

“Se ogni scrittura è ispirata da Dio…”  2 Tim. 3:16 Come lo stesso Paolo scrive, e se questa scrittura produce in noi dei benefici pratici, non possiamo negare il messaggio universale trasmesso alle chiese.

Nella seguente riflessione, ho voluto limitare le citazioni bibliche, per il semplice fatto che il mio desiderio è invitarvi alla lettura e riflessione profonda dell’insegnamento biblico di Paolo in 1 Corinzi 11:1-16

FINE PRIMA PARTE

Dio ci benedica!

Nell’Antico e nel Nuovo Testamento si rileva che gli individui usavano indossare vari tipi di copricapo secondo le occasioni. In alcuni casi, l’uso del copricapo era stato ordinato da Dio, mentre in altre situazioni dipendeva dall’iniziativa personale.

Il tipo di copricapo era spesso collegato alla situazione e al ruolo specifico della persona. Di seguito viene riportata una breve sintesi dell’uso del copricapo nelle Scritture.”

L’Antico Testamento fornisce una serie di esempi e alcune norme riguardanti l’uso del copricapo. Tali norme erano riferite principalmente ai sacerdoti. In generale, nell’Antico Testamento, l’usanza era che:

  • Gli uomini indossassero un copricapo per simbolizzare umiltà, cordoglio, o nel servizio sacerdotale.
  • Le donne indossassero un copricapo come segno di dignità e modestia.”

Alcune delle pratiche menzionate nel Nuovo Testamento hanno lo scopo di fornire una rappresentazione simbolica e rilevante della relazione tra il credente e Dio.

Queste includono la Cena del Signore e il battesimo. Nella prima lettera ai Corinzi, l’apostolo Paolo dedica la metà di un capitolo per spiegare l’importanza simbolica del capo di un credente durante la preghiera e la profezia.

Come altri simbolismi del Nuovo Testamento, quello di “coprire il capo” è considerato un insegnamento nuovo per le chiese, indipendente dalle istruzioni dell’Antico Testamento. Dando queste istruzioni, Paolo scrive anche ammaestramenti che riguardano le relazioni tra gli uomini, le donne, Cristo e Dio. Queste relazioni – insieme alle questioni a esse associate di “autorità” e “gloria” – sono i principi fondamentali di I Corinzi 11:2-16. La pratica fondamentale trattata in questo brano, in ogni caso, è l’uso di coprire il capo. Uno studioso della Bibbia ha dichiarato che questo è “un brano che si è trasformato in un campo di battaglia del XX secolo … Tali questioni … fanno parte della turbolenta controversia che è culminata nel Movimento Femminista dei nostri giorni”. La prossima sessione di questo studio contiene una panoramica su questo brano e una discussione sulle varie questioni che questo brano solleva.”

 

La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una dona porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo” (I Corinzi 11:14, 15).

Nell’ordine divino non v’è nulla che sia contro natura. Lo spirituale e il naturale si armonizzano in modo perfetto, secondo il piano di Dio. Perciò, questa domanda ha la sua importanza.
Quante volte noi tutti, uomini e donne, saremmo salvaguardati dalle esagerazioni delle nostre scelte se fossimo pronti a lasciarci istruire dal meraviglioso esempio di equilibrio che ci fornisce la natura. Se in natura stessa la donna è dotata di una chioma più lunga, quasi come un velo che abbellisce e impreziosisce la figura femminile, perché allora le credenti stesse vogliono apparire dinanzi a Dio con proprietà, decoro e delicata bellezza? Qualcuno, pur di sostenere la propria intransigente posizione contro l’uso del velo da parte delle donne cristiane, afferma “la chioma le è data a guisa di velo” non occorre altro, perché il capo è coperto. Questo è il classico caso del “testo tolto dal contesto che diventa pretesto”. Infatti, nello stesso capitolo è “…ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che fosse rasa. Perché se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli!” (I Corinzi 11:5, 6).
Il testo che fa appello alla natura, contiene anche un richiamo anche gli uomini “capelloni”, considerandoli degli “effeminati e dei damerini”.
Un notissimo commentatore biblico afferma a proposito di questo testo: “Il fanatismo sfida la natura, il cristianesimo (vero) la rispetta, la perfeziona, la santifica… lo Spirito di Cristo sviluppa ciascun individuo secondo la propria natura, non secondo quella degli altri. Rende l’uomo più veramente uomo e la donna più veramente donna”.

 

Esistevano in Corinto, e purtroppo ve ne sono ancora, dei contestatori che non pensavano nemmeno lontanamente di condividere le ragioni esposte e per partito preso avrebbero cercato cavilli per rifiutare il consiglio della Parola di Dio.
Per questo Paolo si richiama alle regole attuate dagli apostoli e dalle chiese o “assemblee” di Dio, dichiarando perentoriamente che tale “usanza” non era comunemente accettata. Bisogna notare quanto sia importante quest’appello agli usi, degni di rispetto, perché applicati dagli apostoli e dalle chiese dell’era apostolica, e se la Chiesa cristiana fedele a tutto l’Evangelo desidera richiamarsi alla semplicità e alla potenza della Chiesa cristiana dei primi secoli è doveroso accettare e attuare quest’uso che, per decoro e dignità, onora ogni comunità cristiana. Inoltre, autorevolmente, l’apostolo non consente alcuna replica sull’argomento, ricordando che né gli apostoli né le chiese hanno l’abitudine di perdersi in ragionamenti cavillosi proposti dai contestatori.
E’ evidente che si deve tener conto dell’uso e della cultura del paese in cui si vive, perché i cristiani non appaiano stravaganti nell’ambiente in cui vivono, ricordando tuttavia che la moda e gli usi vanno ripudiati quando contrastano con la natura stessa o la distorcono e quando, ancora di più, infrangono le regole morali stabilite dalla Parola di Dio, riguardanti la modestia, la sobrietà e il decoro.

Abbiamo lasciato quasi in fondo, ma questo non ne diminuisce certamente l’importanza.
Stabilito il principio che “Dio è ordine”, di conseguenza tutto deve rimanere nel ruolo proprio assegnato dalla legge divina. Se era vero che il velo rappresentava un segno di sottomissione, l’apostolo ispirato dallo Spirito Santo ricorda che, nei rapporti con Dio, la donna e l’uomo sono uguali, ma nella sfera sociale riconoscono ruoli differenti. Differente non vuol dire inferiore o superiore, ma ognuno, nella sfera di servizio in cui Dio stesso l’ha posto, svolge fedelmente il proprio ruolo nel riconoscimento dell’ordine divino.
Tanto argomentare sull’uguaglianza dei sessi ignora che Dio li ha creati per essere di complemento e non in competizione l’uno con l’altro. L’uguaglianza in senso giuridico e sociale non può assolutamente ignorare l’ordine naturale stabilito dalle leggi divine. Mentre ognuno può ricordare uomini e donne che svolgono i propri ruoli con ostentata aria di sfida, può anche apprezzare il ricordo gratificante di tanti uomini e donne che con gentilezza e squisita delicatezza compiono la loro opera al servizio degli altri.

Se biblicamente la donna cristiana deve portare il capo coperto quando “prega o profetizza”, bisogna anche ricordare che c’è un richiamo per l’uomo cristiano che non “deve far disonore al suo capo”. Quindi, anche lui deve assumere la giusta attitudine davanti al Signore, in un atteggiamento che manifesti dignità e riverenza.
Infine, sarà utile mostrare sempre tatto e discrezione verso le visitatrici che assistono alle riunioni a capo scoperto per ascoltare il messaggio dell’Evangelo, senza imporre loro obbligatoriamente l’uso del velo. Qualsiasi persona di buon senso ben presto o comprenderà la ragione di questo costume o chiederà spiegazioni!
Incoraggiamo sempre l’attuazione dei principi biblici nelle nostre comunità, esortandoci a vicenda perché possiamo seguire i sentieri antichi”, liberandoci da tutte quelle forme di mancanza di cortesia che certamente non manifestano lo Spirito di Cristo.

Vi sono alcune obiezioni che sono sollevate e a cui vorremmo dedicare dei cenni chiarificatori.

1. La mia coscienza mi dice che non è necessario.
Bisogna dire intanto che, contrariamente a quello che alcuni credono, i veri credenti non agiscono mai soltanto secondo la propria coscienza, dato che questa è elastica e varia da persona a persona, ma anche perché è influenzata dall’ambiente che ci circonda, al punto che, senza volerlo, spesso ci troviamo a pensare e a comportarci come gli increduli, mentre la Bibbia dichiara: “Non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente” (Rom. 12:2). I credenti della chiesa di Corinto, per esempio, agivano secondo la propria coscienza, però in maniera abominevole, praticavano l’incesto (I Cor.5), litigavano fra loro (I Cor.6), e altro; eppure erano convinti di agire bene (I Cor. 4:4; Tito 1:5). Ecco perché anche la coscienza necessita di essere continuamente purificata dallo Spirito Santo e sottomessa alla Parola di Dio (Ebr. 9:14; 10:22).
La Bibbia è, e rimane, la suprema autorità (I Giov. 3:20). Un vero cristiano che vuole veramente piacere a Dio (Col. 1:10), non agirà secondo la propria coscienza, ma si chiederà sempre: COSA DICE LA BIBBIA?

2. Era un’usanza di quel tempo.
Se è vero che le donne anticamente usavano portare il capo coperto da un velo e soltanto le donne di malaffare mostravano il volto e mettevano in mostra i capelli per attirare gli uomini, è altrettanto vero che le donne greche usavano partecipare ai loro culti pagani con il capo scoperto. Pertanto, I’apostolo Paolo nell’epistola ai Corinzi dà delle direttive cristiane e dottrinali che non si basano sulle usanze religiose dell’epoca. Tant’è vero che gli uomini ebrei (e Paolo era ebreo) pregavano sempre a capo coperto, come d’altronde fanno ancora. Se l’apostolo Paolo voleva dare semplicemente delle direttive, per conformarsi alle usanze dell’epoca, perché dice che gli uomini devono invece partecipare al culto cristiano con il capo scoperto? (I Cor. 11:4). Perché afferma qualcosa che è diametralmente in contrasto con le usanze dell’epoca?
Forse qualcuno vuole ancora affermare che Paolo si conformava ai costumi dell’epoca? L’apostolo dice espressamente: “Non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio” (Rom. 12:2).
Non sembra un po’ strano che dopo quest’affermazione, I’apostolo per primo, si sia conformato alle usanze correnti? La verità è che egli va al di là delle usanze, poiché trasmetteva” ciò che aveva ricevuto, per lo Spirito Santo, direttamente da Cristo (I Cor. 11:2, 23).
Pertanto, chi ci autorizza a rifiutare quanto scritto nel capitolo 11 di prima Corinzi e ad accettare, invece, il resto dell’epistola? Chi ci autorizza a distinguere ciò che era soltanto per quell’epoca da ciò che è valido ancora oggi? Non c’è il pericolo che ragionando così cominciamo a tagliare e a eliminare ciò che a noi non piace, con il risultato di avere poi una Bibbia amputata” cioè. non più “Tutta la Parola di Dio”? E con quale autorità possiamo fare simili distinzioni? Certamente non sull’autorità della Parola di Dio. Non è forse scritto che essa non è soggetta ai mutamenti continui della società, degli usi e dei costumi, ma rimane in eterno? (Isaia 40:8).
Un noto commentatore biblico, anteriore al Movimento Pentecostale, disse a proposito del velo: “Non si tratta di usi locali passeggeri, ma di fatti permanenti; talché le ragioni messe innanzi dall’apostolo hanno valore per tutti i tempi (6). E queste motivazioni indicate da Paolo le abbiamo già considerate.

3. La Chioma è data a guisa di velo (1Cor.11:15).
E strano, però, che coloro i quali affermano che l’uso del velo era soltanto un’usanza dell’epoca in cui scrive l’apostolo, poi affermino che a quel tempo era possibile non portare il velo a condizione. però che la donna avesse una folta chioma. Non sembra una contraddizione? Insomma, qual era l’usanza, portare il velo o la chioma?
In realtà l’apostolo Paolo sta semplicemente dicendo che la chioma della donna è un segno di gloria per l’uomo, come anche di amorosa sottomissione. A maggior ragione la donna deve avere un segno di amorosa sottomissione verso Dio quando è alla Sua presenza: un velo che copra la chioma. Il velo, quindi, non è altro che un segno di rispetto e di amore verso Dio. Il versetto 15 deve essere letto insieme al verso 6: “Se la donna non si mette il velo si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo”. E tagliare i capelli, qui, vuol dire farsi rasare con il rasoio, cioè avere la testa pelata, calva. Per cui questo verso, letto alla luce del contesto, significa chiaramente che la donna non può presentarsi a Dio con lo stesso segno con cui si presenta all’uomo.

4. E’ soltanto scritto una volta.
Intanto, c’è da dire che l’obiezione è imprecisa, in quanto vi sono ben 15 versi che si occupano dell’argomento (I Cor. 11:2-16). Premesso ciò, domandiamo quante volte è scritto che bisogna battezzare i neofiti con la formula trinitaria? Non è forse scritto soltanto una volta (Mat. 28:19)? Eppure questa è la formula battesimale ordinata da Gesù Cristo e praticata dai primi cristiani. Quante volte è scritto che bisogna pregare per i malati ungendoli d’olio? Non è forse scritto soltanto una volta (Giac. 5:14)? Eppure questa è stata la pratica dei primi cristiani, e ancora oggi di tutti i credenti fedeli a “Tutto l’Evangelo”. Questo perché esistono degli ordini specifici nella Bibbia, dati sotto forma d’imperativi, che non hanno bisogno di ripetizione. Insomma, anche quest’obiezione crolla dinanzi all’evidenza dei fatti.

5. E’ soltanto formalismo.
La Bibbia dimostra ampiamente che la questione va molto al di là dell’esteriore. Tuttavia, ammesso e non concesso che si tratti esclusivamente di un atto formale, nessuno può negare che ci sia un effetto salutare nell’aderire a una forma, forse esteriore, ma comunque ispirata al decoro e all’ordine.
Determinate regole, anche di carattere sociale, sono particolarmente giovevoli, soprattutto oggi quando sembra comunemente accettata la tendenza a impoverire ogni principio etico. L”estraneo che entra in uno dei nostri locali di culto si meraviglierà della semplicità del luogo, dell’assenza delle immagini. di altari, ecc., ma rimarrà certamente colpito dall’attitudine di profonda riverenza delle donne cristiane che partecipano con il capo coperto” (7).

Conclusione

La verità è che “all’insegna della libertà, dell’emancipazione e dei tempi moderni oggi, alcune donne cristiane seguono l’esempio negativo di quelle di ieri a Corinto. Non era una questione locale e di costume, I’antico richiamo rivolto dall’apostolo Paolo è una sana esortazione della Parola di Dio valida anche ai giorni nostri, affinché i sani principi divini vengano attuati in un mondo dove il significato di libertà subisce sempre continue alterazioni(8)
Dunque, il fatto che la donna durante il culto pubblico si copra la testa con un velo, è più che un semplice atto esteriore. Potremmo senz’altro affermare che si tratta di un punto dottrinale, poiché la Parola di Dio elenca almeno sette ragioni per cui ciò dovrebbe essere osservato:

1.      A motivo dell’insegnamento trasmesso;

2.      A motivo di Cristo;

3.      A motivo dell’uomo;

4.      A motivo degli angeli;

5.      A motivo del decoro;

6.      A motivo della natura;

7.      A motivo dell’universalità.

Ciò è dimostrato, inoltre, dal perdurare di quest’uso in tutte le comunità cristiane dei primi secoli. Tertulliano (Cartagine 160 d.C. – 240 ca.), per esempio, I’apologeta che difese appassionatamente il cristianesimo da diverse eresie, nell’opera “De verginibus velandis”, dove viene affermato che non solo le donne sposate, ma anche le nubili devono coprirsi la testa con un velo durante il culto pubblico, parla del velo come il “baluardo della verecondia” e uno scudo che protegge dai fendenti delle tentazioni, dai proiettili dei risentimenti”.
Continuare ad affermare la tesi secondo cui la donna può partecipare ai culti a capo scoperto potrebbe anche manifestare un’evidente ribellione alla Parola di Dio e una volontà forse non totalmente tesa alla pace e all’unità: “Se qualcuno poi vuole ancora discutere(9) su quest’argomento (circa il portare il velo), sappia che noi e le altre comunità non seguiamo un comportamento diverso (l Cor. 11:16-TILC). E’ evidente dall’affermazione dell’apostolo che nell’era apostolica in tutte le comunità cristiane le donne si coprivano la testa con un velo. siache provenissero dal giudaesimo o dal paganesimo.

Note:
(1) In greco kefalè significa: capo, testa, signore, capo supremo nel senso di qualcuno che è superiore (cfr. C Buzzetti, “Dizionario base del Nuouo Testamento Greco-ltaliano, Libreria Sacre Scritture, Roma 1989, pag. 88);
(2) In greco “exousia” autorità, diritto, segno di appartenenza (cfr. C Buzzetti, op. cit., pagg. 57, 58);
(3) In greco prepon: è bene, essere adatto, conforme, giusto, conveniente (cfr. C Buzzetti, op. cit., pag. 133); (4) F. Toppi. “A domanda… Risponde, vol. 2, ADI-Media, Roma 1993, pag. 61;
(5) In greco “ecclesiai tou Theou”, lett. “Assemblee di Dio”
(6) E. Bosio, “Le epistole ai Corinzi’: ed Claudlana, Torino 1900/1989, pag. 94;
(7) F. Toppi, op. cit., pag. 60;
(8) F. Toppi, op. cit., pag. 59;
(9) In greco “philoneikos”: litigioso, che ama contestare, che vuole discutere (cfr. C. Buzzetti; op. cit., pag. 172).

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