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Cosa Crediamo

Cosa Crediamo

Lineamenti di fede Cristiana

CREDIAMO ed accettiamo l’intera Bibbia, come l’ispirata Parola di Dio, unica, infallibile ed autorevole regola della nostra fede e condotta (II Timoteo 3:15-17; II Pietro 1:21; Romani 1:16; I Tessalonicesi 2:13).
CREDIAMO che il suo messaggio sia di significato e di valore intramontabili, sempre adatto per tutte le culture e per ogni generazione. La Bibbia contiene quanto è necessario per la salvezza dell’uomo nel desiderio di rimanere fedeli al messaggio biblico di “Tutto l’Evangelo” desideriamo evitare estremi sia di esclusivismo settario, sia di posizione ecumenica che comprometta i principi del Nuovo Testamento (Seconda Lettera di Paolo a Timoteo 3:15-17).
CREDIAMO nell’unico vero Dio, Eterno, Creatore, che nella sua unità vi sono tre distinte Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo, tre Persone in una sola essenza che collaborano insieme nella creazione e operano insieme nella nuova creazione: la “nuova nascita” (Vangelo di Matteo 28:19).
CREDIAMO che il Signore Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, che fu concepito dallo Spirito Santo e prese natura umana in seno di Maria vergine per essere il “solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diete se stesso qual prezzo di riscatto per tutti (Prima Lettera di Paolo a Timoteo 3:5-6).
CREDIAMO che la salvezza è solo in Gesù. Soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso sangue di Cristo sono indispensabili per la purificazione dal peccato di chiunque Lo accetta come personale Salvatore e Signore (Lettera di Paolo ai Romani 3:22-25 e Prima Lettera di Pietro 1:18-19).
CREDIAMO che la rigenerazione, la ”nuova nascita” per opera dello Spirito Santo è indispensabile per la salvezza. La nuova nascita non è un miglioramento della vecchia natura, ma una creazione nuova che si ha solo ricevendo Cristo come Salvatore, che dà il perdono dei peccati e la certezza della vita eterna (Vangelo di Giovanni 1:12-13 e 3:16).
CREDIAMO alla realtà della guarigione divina in risposta alla preghiera fatta con fede nel nome del Signore Gesù Cristo. Ringraziando Dio per i successi che la scienza medica ha ottenuto, annunciamo che quando l’uomo non può nulla, Dio può ancora tutto (Libro del Profeta Isaia 53:4-5 e Lettera di Giacomo 5:14-16).
CREDIAMO al battesimo nello Spirito Santo come esperienza susseguente a quella della nuova nascita, che si manifesta, secondo le Scritture, con il segno iniziale del parlare in altre lingue e, praticamente, con una vita di progressiva santificazione, nell’ubbidienza alla Parola di Dio, nell’annuncio del lieto messaggio di “Tutto l’Evangelo” al mondo (Atti 2:4 e 2:42-46).
CREDIAMO ai ministeri del Signore quali strumenti di guida, insegnamento, edificazione e servizio nella comunità cristiana, rifuggendo da qualsiasi forma gerarchica (Lettera di Paolo agli Efesini 1:22-23 e 4:11-16).
CREDIAMO alla risurrezione dei morti, alla condanna dei reprobi e alla glorificazione dei redenti, i quali hanno perseverato nella fede fino alla fine. La Scrittura non insegna l’estinzione dell’essere, né che Dio annulli la libertà di ciascuno di accettare o rigettare Cristo quale personale Salvatore; per questo ogni individuo è responsabile delle proprie scelte. Coloro che hanno accettato Cristo ed hanno ubbidito alla Sua Parola godranno la vita eterna con Dio; gli altri la separazione eterna da Lui (Vangelo di Matteo 25:46 e 24:12-13).
I due Ordinamenti lasciati da Gesù
Nel Nuovo Testamento leggiamo che il culto della Chiesa dell’età apostolica consiste nel canto comunitario, nella preghiera spontanea, nella lettura delle Sacre Scritture, nella predicazione della Parola, con testimonianze, nell’esercizio dei carismi dello Spirito Santo e la raccolta di libere offerte per l’aiuto ai bisognosi e la diffusione del messaggio cristiano. Nell’ambito della celebrazione del culto a Dio “in spirito e verità” vengono amministrati i due ordinamenti lasciti da Cristo: il battesimo in acqua per immersione e la Cena del Signore. Quindi:
CELEBRIAMO il battesimo in acqua per immersione, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, per coloro che fanno professione della propria fede nel Signore Gesù Cristo come personale Salvatore (Vangelo di Matteo 28:18-19).
CELEBRIAMO la Cena del Signore o Santa Cena, sotto le specie del pane e del vino, amministrata a chiunque sia stato battezzato secondo l’Evangelo e vive una vita degna e santa davanti a Dio e alla società (Prima lettera ai Corinzi 11:26-29). La Cena del Signore è l’espressione della comunione con il Corpo del Signore Gesù Cristo, un memoriale della Sua sofferenza e della Sua morte ed un annuncio del Suo ritorno.

Quando si pensa al termine “salvezza” in generale pensiamo “allo scampare a un grave pericolo senza riportare danni”. Questa parola deriva da un’altra molto antica che vuol dire “incolumità”. Gesù stesso fu chiamato “salvezza” (Vangelo di Luca 2:30), Cristo è la salvezza perché chi crede in Lui ottiene il perdono dei peccati e dunque consegue “La salvezza che è in Gesù Cristo con gloria eterna” (Seconda Lettera di Paolo a Timoteo 2:10). A questo punto, inevitabilmente, si affacciano alla mente numerose domande. A quelle forse più ovvie proveremo a dare una risposta alla luce della Bibbia.

Salvezza da cosa?

Esiste un pericolo al quale ogni uomo è esposto e dal quale Dio lo vuole liberare? Alla maggioranza, insensibile e indifferente alle cose di Dio, sembra proprio il contrario. Ma tutti abbiamo bisogno di essere salvati da un male che la Bibbia chiama “peccato”, il quale priva l’uomo della comunione con Dio e quindi della serenità interiore. Infatti, “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Lettera di Paolo ai Romani 3:23). Da questo stato Dio salva per mezzo di Gesù, il quale “… è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (Prima Lettera di Paolo a Timoteo 1:15).

Il termine “battesimo” (deriva dal greco antico “bapto – baptizo”, che significa “immergere, sommergere”), esprime il senso di una totale immersione nell’acqua, come simbolo di una totale accettazione del Cristo che purifica e rigenera (Vangelo di Giovanni 3:16; 6:51-58; Lettera agli Ebrei 4:2,3).

L’acqua non purifica ma simboleggia la morte del peccato che separa l’uomo da Dio, un seppellimento con Cristo e la risurrezione ad una vita nuova:

“… al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua. Quest’acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio)…” (Prima lettera di Pietro 3:20,21).

Questo cambiamento è prodotto dal sacrificio di Cristo e dalla fede in Lui (Lettera di Paolo ai Romani 6:4; Vangelo di Giovanni 3:16).

Battezzati, ovvero immersi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Queste tre Persone (ma un solo Dio) vengono chiamate in causa quale ragione della conversione e del battesimo stesso e quali testimoni. Il credente viene immerso in Dio; pertanto è invitato ad abitare, dimorare in Dio per una vita da cui Dio non deve essere mai escluso.

Il cristiano diventa così una sola cosa con la Trinità (Vangelo di Matteo 28:19; Vangelo di Giovanni 5:26; 15:4-6; Prima lettera di Paolo ai Corinzi 3:16; Prima lettera di Giovanni 2:27,28).

Pratiche e formule estranee alla Scrittura, all’insegnamento di Gesù e a quanto praticato dagli apostoli, non possono essere accettate dal vero cristiano.

Queste sono principalmente il battesimo per aspersione, il battesimo dei fanciulli, il battesimo nel solo nome di Gesù (Vangelo di Matteo 18:10; 19:13-15; Libro degli Atti degli Apostoli 2:38; 10:48).

“Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: ‘Prendete, mangiate, questo è il mio corpo’. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro dicendo: ’Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati”
l rito della Santa Cena, o Cena del Signore, è stato istituito da Gesù, personalmente, poco prima della crocifissione e tutti e quattro i Vangeli lo descrivono.

Il pane e il vino sono simboli del corpo che Cristo ha offerto sulla croce e del sangue (Vita) che Egli ha versato per espiare (Libro dei Numeri 28:22; Lettera agli Ebrei 2:17), purificare (Libro della Genesi 35:1-4; Lettera agli Ebrei 9:14; Prima lettera di Giovanni 1:7), vivificare (Vangelo di Giovanni 5:21; Lettera di Paolo agli Efesini 2:1,5) per chiunque creda in Lui.

La Santa Cena viene celebrata in memoria di questi fatti reali compiuti da Cristo a beneficio dei credenti (Vangelo di Luca 22:19; Prima lettera di Paolo ai Corinzi 11:23-25).

La Santa Cena è anche un promemoria dell’imminente ritorno di Gesù Cristo nel mondo e dell’evangelizzazione che nel frattempo deve essere svolta (Prima lettera di Paolo ai Corinzi 11:26; Vangelo di Matteo 24:14).

Nella comunione dei fedeli va ravvisato il Corpo di Cristo (la Chiesa), verso il quale va attuato l’amore, abolendo ogni egoismo e ogni individualismo (Prima lettera di Paolo ai Corinzi 11:20-22,27; Vangelo di Giovanni 17:20-23).

… E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti (i centoventi discepoli) erano insieme nel medesimo luogo. E subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furono ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi… Atti 2:1-4
Il “battesimo nello Spirito Santo” è un’esperienza perfettamente scritturale, che si manifesta successivamente alla salvezza, come dono per ciascuno che già crede nel Signore Gesù Cristo.

Prima di salire al cielo Gesù disse: “Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Libro degli Atti degli Apostoli 1:8) L’adempimento di questa promessa (anticipata nell’Antico Testamento dal profeta Gioele – 2:28,29) è avvenuto nel giorno detto di “Pentecoste”, dieci giorni dopo l’ascensione di Gesù.

Da quel giorno in poi il Signore continua a battezzare nello Spirito Santo (fatto ampiamente riportato nelle Sacre Scritture, le quali non perdono di attualità – es. Libro degli Atti degli Apostoli 4:31; 8:17; 9:17; 10:44; 11:16-17; 19:6 e come testimoniato da milioni di credenti fino ad oggi).

L’atto del “battesimo” = “immersione” dà l’idea di una completa immersione del credente nello Spirito di Dio, qualcosa che sommerge l’intero essere dell’uomo con la sua potenza: è l’Infinito che avvolge il finito.

Quando il credente riceve questo battesimo, sperimenta il tocco di Dio. Da quel momento in poi saprà ancor più che Dio vive e lo ha toccato, entra in un’atmosfera tutta nuova, in una vita ripiena di potenza e di grazia, si sente nelle mani di Dio, in lui sorge un nuovo senso spirituale, diventa sensibile a cose che magari prima parevano insignificanti, la sua anima prova un desiderio continuo di essere sempre più inondata dalla presenza di Dio e di rendere gli altri partecipi della propria esperienza di salvezza.

Approfondimenti

Mancanza, trasgressione, delitto, fallo, vizio, sbaglio, caduta, traviamento, pervertimento… sono tutti termini riconducibili ad una sola parola, tristemente familiare a chiunque: “peccato”. Familiare perché la Bibbia ci ricorda senza mezzi termini che “tutti hanno peccato”; tristemente perché, sebbene aggiunga che “il salario del peccato è la morte” (Lettera di Paolo ai Romani 3:23 e 6:23), troppi al peccato dedicano la propria esistenza. Forse però anche tra coloro che fanno ripetutamente ricorso a espressioni del tipo “che peccato, ho sbagliato…”, “sono arrivato troppo tardi; peccato!”, “dorme così bene che è un peccato svegliarlo”, non tutti conoscono i tanti aspetti del significato di questa parola. Il termine greco che meglio rende il senso di peccato è tradotto con “mancare il bersaglio”. Così, ad esempio, in campo sportivo chi non fa centro nel tiro con l’arco, pecca, ovvero fallisce l’obiettivo.

In modo similare la Bibbia racconta di settecento uomini scelti i quali, pur essendo mancini, “potevano lanciare una pietra con la fionda ad un capello, senza fallire il colpo” (letteralmente “senza peccare”) (Libro dei Giudici 20:16). Ma per noi, qual è il bersaglio da non mancare? È l’ordine morale conseguenza dell’osservanza di tutta la legge di Dio, magistralmente riassunta da Gesù in due comandamenti “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente, e ama il tuo prossimo come te stesso” (Vangelo di Matteo 22:37, 39). Chi viola questa legge, nelle grandi o nelle piccole cose, uccidendo un proprio simile o semplicemente serbandogli rancore, pecca. Chi poi persevera nel violarla, manifesta la sua tetra origine, in quanto “colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo” (Prima Lettera di Giovanni 3:4,8).

Un altro termine che ci permette di fare luce sulla parola peccato è “trasgressione”. Chi trasgredisce è uno che va oltre un limite fissato, sia volontariamente sia per ignoranza. Quindi quando un automobilista passa con il semaforo rosso può essere letteralmente definito peccatore, così come riferendoci all’invito di Dio a mantenere una vita moderata, sobria, temperata in ogni cosa, pecca contro il proprio corpo tanto l’ingordo quanto l’anoressico per scelta; l’avaro come lo scialacquatore; l’adultero incallito come chi “non rende al proprio coniuge ciò che gli è dovuto”; il buffone e lo scurrile. Qui il limite fissato da Dio rammenta ai credenti che “il loro corpo è il tempio di Dio e che se uno lo guasta, Dio guasterà lui” (Prima Lettera di Paolo ai Corinzi 3:16 e 6:19).

Pecca poi colui che “camminando in fretta sbaglia strada” (Libro dei Proverbi 19:2), come nel caso di chi, incurante del fatto che “c’è un solo Dio ed anche un solo Mediatore fra Dio gli uomini, Cristo Gesù uomo” (Prima Lettera di Paolo a Timoteo 2:5), affida con leggerezza il proprio destino eterno ad altri mediatori o intercessori, sbagliando inevitabilmente strada. Si può inoltre mancare il bersaglio o superare i limiti quando non controlliamo l’uso della nostra lingua, descritta nella Bibbia come “un fuoco…capace di contaminare tutto il corpo…piena di veleno mortale…indomabile, tanto che se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo…” (Lettera di Giacomo 3:1-12); vale anche il detto che ne uccide più la lingua che la spada. E per finire, sebbene ancora molto ci sarebbe da dire, pecchiamo anche quando “sappiamo fare il bene e non lo facciamo” (Lettera di Giacomo 4:17) o quando abbiamo dei dubbi intorno ad un determinato cibo ma lo mangiamo ugualmente, “perché tutto ciò che non viene da convinzione è peccato” (Lettera di Paolo ai Romani 14:23).

Coraggio, però, facciamoci animo! Il peccato diventa estremamente peccante solo se noi siamo consenzienti, fino a diventarne totalmente schiavi. Al contrario, come è vero che il salario del peccato è la morte, è altrettanto vero, per chi riconosce Gesù come Signore, che “non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la Legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù ci ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (Lettera di Paolo ai Romani 8:1, 2). Se ne vuoi saperne di più puoi leggere la Lettera ai Romani dal capitolo 7, verso 7 al capitolo 8, verso 11.

Cristo è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini

Ci sono situazioni della vita di tutti i giorni che ci portano a cercare un intermediario, perché da soli non siamo in grado di risolvere un certo problema. Lo scegliamo, per fare un esempio, quando troviamo uno che si è già dimostrato capace di presentarci a quella tal persona alla quale non riusciamo ad arrivare direttamente. Si tratta di qualcuno di più importante di noi, un potente, per intenderci. Questa persona che interviene per determinare l’incontro tra noi e l’altra parte, magari per stabilire un rapporto di conciliazione, ha la funzione di intercessore. Quanto più la questione che abbiamo a cuore è di rilievo, tanto più avremo bisogno di un vero mediatore, affidabile, effettivamente noto a quell’altra persona e accettato per le sue qualità, degno di fiducia. Sbagliare nella scelta dell’intermediario significa fallire miseramente, non ottenere ciò che ci occorre, così come molte cause sono state perdute semplicemente perché l’avvocato non era quello che ci voleva.

Se poi dalla scelta dell’intercessore dovesse dipendere la nostra stessa vita, non faremmo il giro del mondo per trovare quello giusto? Sì, se alla vita siamo interessati. E a questo riguardo fa specie vedere quanti cristiani di nome, pur riconoscendo la propria nullità personale di fronte al Creatore dell’universo e dell’uomo stesso, l’incapacità di sostenere un confronto diretto con Lui, in piena difformità a quanto stabilito da Dio si affidino con noncuranza a mediatori costituiti da altri uomini naturalmente fallibili.

E ciò che Dio ha stabilito, di una semplicità e chiarezza come poche, lo troviamo scritto nella Bibbia, unica e infallibile guida da Lui voluta, alla quale tutti gli uomini di buona volontà farebbero bene a ricorrere per ogni affare rilevante della propria vita: “C’è un solo Dio e anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo per il riscatto per tutti” (Prima Lettera di Paolo a Timoteo 2:5,6). Non c’è nessuno nei cieli, oltre alla Trinità, e nessuno sulla terra o sotto la terra che possa intercedere per noi. Vantare il ruolo di mediatore tra Dio e gli uomini significa millantare, ostentare qualcosa di non vero. Non possono uomini e donne, anche molto religiosi, per quanto siano vissuti piamente. Non possono genitori o figli. Non possono neppure gli apostoli. Non può Maria, madre naturale di Gesù. Non possono gli angeli. Cristo è l’unico mediatore, l’unico intercessore ascoltato da Dio, Suo Padre. E per meglio farci intendere questo messaggio, in molti punti della Bibbia Dio ci fornisce altri dettagli, ad alcuni dei quali possiamo fare riferimento per evidenziare le qualità di Gesù nel Suo ruolo di unico mediatore.

Egli è l’abile mediatore che ci rende favorevoli a Dio, tanto che “Se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso Dio: Gesù Cristo il giusto. Lui è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (Prima Lettera di Giovanni 2:1,2). Gesù è il potente intercessore che siede alla destra di Dio, imparziale nel giudicare, esperto e sensibile. Lui e soltanto Lui è il “Sommo Sacerdote che può simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Lettera agli Ebrei 4:15). Il Suo intervento presso il Padre è di risultato garantito: infatti, solo “Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Lettera di Paolo ai Romani 8:34). Gesù è il tutore della Verità e dell’accesso a Dio, l’unico che può dire con competenza e autorità “Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Vangelo di Giovanni 14:6). Gesù ha preso un impegno verso coloro che Lo amano, e non verrà mai meno, perché Lui è fedele alla Sua stessa Parola e “può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro” (Lettera agli Ebrei 7:25). Questi sono solo alcuni degli esempi che possiamo prendere dalla Bibbia, per viverli nella sua ricchezza.

Proviamo a trarre qualche conclusione. Cristo è l’unico, potente, amorevole e completo Mediatore voluto da Dio per noi. Essendo Dio, è sufficiente in se stesso, non ha bisogno né vuole “stampelle”, inventate dalla sapienza umana in stridente contrasto con la sapienza divina. Non è lontano dagli uomini da dover gridare per farsi udire; non è un Dio crudele e dispettoso che si fa gioco di noi; non è altezzoso da farci fare anticamera; non illude con false promesse. Cristo è Dio, è vivente e intercede per i Suoi. Ti giunga da queste pagine e dal cuore un caloroso invito: Credi in Gesù, ama Gesù, segui Gesù, rivolgiti a Gesù!

La tua vita è così preziosa per Dio: non affidarla in mani sbagliate…

Dio ha creato l’uomo libero, e nella Sua onniscienza sapeva molto bene che avrebbe trasgredito alle Sue leggi e avrebbe peccato. Nel Suo infinito amore ha provveduto la soluzione: la Redenzione, cioè il riscatto delle anime dei perduti a motivo del peccato, facendo ricadere le colpe su un Uomo giusto (Cristo Gesù), unico possibile sostituto dell’uomo incapace a redimersi. Gesù, il Redentore, ha pagato il prezzo più alto, ha espiato il nostro peccato, morendo sulla croce per te e per me. Cristo ci salva come “Sacerdote”, rappresentandoci davanti a Dio e riconciliandoci con Dio; Cristo ci salva come “Sacrificio”, sostituendosi al peccatore; Cristo ci salva come “Redentore”, pagando il prezzo del riscatto col suo prezioso sangue. Ma allo stesso tempo ha riportato la più grande vittoria, risuscitando dalla morte.

Alla Redenzione segue la Rigenerazione, che è quell’atto di Dio che produce un profondo cambiamento nella vita dell’uomo e gli dà una nuova vita (lo fa diventare una nuova creatura), una nuova famiglia (che è la famiglia di Dio) e un nuovo rapporto (unito con Cristo). Tutto questo implica un cambiamento dapprima interiore (nel cuore, nei pensieri, nei sentimenti e nelle emozioni) e poi esteriore (parole ed azioni) della vita e dei comportamenti del rigenerato. La Bibbia descrive la rigenerazione come una “nuova nascita”, in particolare attraverso le parole di Gesù a Nicodemo, uno dei capi dei Giudei: “Gesù gli rispose: ‘In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio’. Nicodemo gli disse: ‘Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?’ Gesù rispose: ‘In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio’” (Vangelo di Giovanni 3:3-5). Nascere “d’acqua e di Spirito” significa essere purificati dalla Parola di Dio (l’acqua) per mezzo dello Spirito Santo (Lettera di Paolo agli Efesini 5:26). Si può dire che la Parola è il seme e che lo Spirito è l’agente vitale che lo fa crescere.

“…è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Lettera di Paolo agli Efesini 2:8)

La salvezza della nostra anima è un dono di Dio. Alla salvezza si giunge attraverso la conversione che inizia con il ravvedimento. L’esperienza del ravvedimento è sempre una conseguenza di una rivelazione personale da parte di Dio alla Sua creatura attraverso l’azione dello Spirito Santo.

Un esempio di ravvedimento lo leggiamo nella parabola del figlio prodigo nel Vangelo di Luca (15:11-32), dove si racconta di un giovane che chiede al ricco padre la parte dei beni che gli spetta, va via di casa, sperpera tutto nel modo peggiore, fino a trovarsi senza un soldo, senza amici ma con tanta sporcizia addosso. Ad un certo punto si ferma, riflette sulla sua drammatica situazione, rientra in sé, capisce di aver sbagliato (con la mente), si pente (con il cuore), fa dietro-front rispetto a quella vita (con la volontà), torna alla casa del padre, gli confessa il proprio errore e gli chiede perdono. E il padre lo abbraccia, lo riprende in casa come quel figlio

“che era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”, gli dona una nuova dignità.

La storia di questo giovane è la storia di tanti di noi. Tra le altre cose ci insegna che nessuno può meritare la salvezza, che infatti avviene tramite un atto d’amore di Dio, per grazia e attraverso la fede in Cristo Gesù. Senza fede, che in senso biblico significa credere con certezza in Dio, non possiamo piacere a Dio. Tramite la fede, invece, possiamo rivolgerci a Dio per ottenere il perdono dei peccati e la salvezza in Cristo Gesù. Una fede soltanto intellettuale non è sufficiente. Tutti gli uomini hanno la capacità di porre fiducia in qualcuno o qualcosa. Ma per essere salvati occorre il coinvolgimento di tutto noi stessi e credere in Dio con tutto il nostro cuore! Occorre credere alla Parola di Dio che genera e sviluppa la fede che salva:

“Così la fede viene dall’udire, e l’udire si ha per mezzo della parola di Dio” (Lettera di Paolo ai Romani 10:17).

Dio risponde immediatamente alla richiesta di perdono di chiunque Lo invochi con sincerità e fede. Anche tu puoi pregare il Signore Gesù e scoprire “che cos’è la salvezza”, perché oggi stesso Dio può salvare anche te! Content

La salvezza non si consegue tramite le opere: “È per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinché nessuno si glori” (Lettera di paolo agli Efesini 2:8,9). Lo stesso apostolo aggiunge “Egli ci ha salvato non per opere giuste che noi avessimo fatte…” (Lettera di Paolo a Tito 3:5). Ciò non esonera il credente dal compiere buone opere. Anzi, così come è vero che non si è salvati per le opere è vero che la salvezza (se è genuina) deve produrre buone opere: “…Siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo” (Lettera di Paolo agli Efesini 2:10). Le opere senza la fede sono inutili, ma la fede senza le opere è morta. Essendo giustificato per fede il credente ha pace con Dio e sarà nella condizione di poter compiere quelle opere che Dio stesso ha precedentemente preparate.